Stage Estivi Fèng Huáng - Pensieri del Caposcuola

Qualche giorno fa alcuni allievi neo praticanti, non avendo mai partecipato alle iniziative proposte dalla Scuola, affascinati dalla possibilità di aderire a delle giornate di puro allenamento tradizionale, chiedevano il significato dello “Stage Estivo”. Mi sorprende che non tutti i nuovi artisti marziali conoscano questa usanza della Scuola Feng Huang pertanto ho deciso di scrivere queste parole.

Come prima cosa bisogna capire che il nome Stage Estivo deriva dalla cultura occidentale che, per far capire meglio il significato delle cose a tutti, spesso ne distorce la nomenclatura: le parole giuste sarebbero ritiro marziale tradizionale di Kung Fu. Il suo significato ha molte sfaccettature, certamente quella di studiare ed apprendere tecniche avanzate ma anche un’opportunità per affinare le tecniche apprese durante l’anno sportivo: vengono studiati Quyên superiori, Quyên (Taolu) di Kung Fu cinese, applicazioni delle “forme”, tecniche di irrobustimento del corpo (Tiea Bu Shan) e ai combattimenti sportivi e di Sandà. Ma l’importanza nel partecipare non è solo quella di essere presente fisicamente, ma allenarsi e praticare un buon Kung Fu, credendo e pensando a quello che si sta facendo, dedicando almeno sei ore con la testa con il fisico e con il cuore.

Per questo la località in cui viene svolto lo stage è da me selezionata accuratamente, un luogo necessario per distaccarsi dalla vita comune e immergersi completamente nella natura, lasciando a casa per tre giorni i problemi e le preoccupazioni che affliggono l’animo (cosa che dovrebbe essere fatta anche quando si pratica solitamente in palestra), al fine di praticare arte marziale con la mente sgombra e focalizzarsi completamente nella tradizione dell’arte marziale e nello spirito del Kung Fu. Ci si allontana così dalla velocità cui siamo abituati ai giorni nostri, dall’immediatezza della tecnologia, ritrovando un tempo interiore di respiro più ampio e rilassante.

Nelle ore di allenamento bisogna dedicarsi anche allo studio delle armi, alle applicazioni con esse, ma bisogna capire e studiare anche la teoria delle radici del Qi Gong e di come praticare Kung Fu. Nel 1990 i primi stage erano davvero estenuanti: gli atleti negli spogliatoi durante l’anno si chiedevano “Ma quest’anno vai al corso di sopravvivenza?”. Era il mio stage, la mia opportunità di allenarci 11/12 ore al giorno dalle 6.00 alle 22.00 di sera. I primi anni successivi alla creazione della Scuola i miei insegnamenti tecnici erano molto improntati sul lavoro esterno, un lavoro che temprava fisicamente e che pochi riuscivano a sostenere interamente; negli anni successivi, grazie all’esperienza maturata con anni di continua pratica e ai consigli del mio Maestro, ho modificato il modo di lavorare.

Il ritiro marziale resta sempre e comunque nelle sue radici un momento in cui bisogna lavorare duramente, ma grande spazio viene dedicato anche allo studio della teoria, agli stili interni del Tai Chi focalizzandosi sul Qi Gong e al Yun Chi.

Il segreto dello studio del Kung Fu è ripetere le tecniche migliaia di volte e quando si pensa di averle apprese allora bisogna ricominciare da capo e allenarsi duramente nuovamente ripetendo le tecniche altre migliaia di volte; questo tipo di allenamento rafforza la mente perché bisogna avere tenacia e dedizione ma coltiva anche una delle 5 virtù della scuola: la pazienza. Inoltre con il passare degli anni bisogna accrescere un’altra virtù: l’umiltà. Poiché bisogna essere umili e allenarsi sempre come quando si era cintura bianca, e studiare le tecniche già apprese perché con l’aumentare degli anni di pratica la stessa tecnica che avevo studiato anni prima assumerà un significato più profondo con l’esperienza attuale.

Il mio Kung Fu non è per tutti, è difficile ma molto completo, ma per poterlo apprendere a pieno bisogna studiare molto e avere passione; lo Stage è un momento dove riesco a comunicare a tutti gli atleti della Scuola il messaggio di come e perché fare Kung Fu, per questo motivo la partecipazione dovrebbe essere quasi scontata e gli atleti dovrebbero attendere questo momento tutto l’anno con il desiderio di parteciparvi. Ultimo, ma non da ultimo, lo Stage Estivo è anche un momento per condividere esperienze tra atleti dei diversi Club della Scuola, per fare nuove amicizie e rinvigorire la coesione di una grande Scuola.

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Forse la risposta giusta alla domanda “perché fare lo stage estivo?” sarebbe perché non fare lo stage estivo

Grazie

Il Maestro Caposcuola

Raoul Pianella